Quattro pinoli
Nel tornarmene a casa affiancai un parco di pini. In terra, pigne intere o spaccate e qualche pinolo. Mi inginocchiai a raccoglierne uno, lo avrei schiuso poco dopo. Ne presi un altro, un altro ancora, un quarto. Lasciai la giacca sopra la cassa degli attrezzi, con la testa del martello li allineai tutti e quattro sul marmo del davanzale.
Sbagliata la potenza del primo colpo, il pinolo cedette sfondato, marcio com'era, pieno di sola muffa.
Responsabilizzato, muovevo colpi indecisi contro un altro guscio. Non s'incrinò, non perse spigoli, ma al martello si fa fatica a negare violenza, e un suono inventato ora svelò il pinolo nudo. Lo misi subito al suo posto, lo spazio compreso tra gli incisivi e la punta della lingua, ma lo frantumai subito, non compresi la sua importanza nella mia domenica mattina.
Anche gli altri due erano già morti.

<<<