Le scuole di animazione e le mie influenze
November 21st, 2009(This post is in Italian)
Pubblico qui i pensieri sorti in seno a una mia recente intervista per una radio catanese, Radio Zammù.
Scuole di animazione
Perseguire un obiettivo, nel corso della vita, significa a volte andarselo a rincorrere; quest’anno la mia corsa mi ha portato in California, a cercare il master ideale per migliorarmi e diventare animation artist. Quella terra, che un tempo attirava i cercatori d’oro, ora mi sembra perfetta per costruire il mio network, la rete di conoscenze necessaria alla realizzazione dei miei progetti cinematografici. E’ stato un viaggio tecnico, per visitare quatto grandi università, e sondarne le attività professionali collegate.
Alla UCLA, University of California – Los Angeles, ho assistito all’elegante serata di presentazione dei lavori degli studenti. Il Master of Fine Arts che offrono qui è orientato prevalentemente all’aspirante filmmaker indipendente: ci sono anche corsi specifici per la gestione dell’impresa cinematografica.
La USC, University of Southern California, è la più cara ma anche la più ricca, e i lavori prodotti qui vengono spinti avanti dall’università stessa, che investe e fa investire molte risorse (anche agli studenti stessi) per arrivare a produrre film il più vicini possibile allo standard Hollywoodiano. Che tanto, Hollywood è a venti minuti di strada.
Il CalArts, California Institute of Arts, a Valencia, poco più a nord di Los Angeles, è quello più concentrato sulla formazione di artisti dell’animazione molto specializzati, che andranno poi a lavorare nei grandi studios. Fortemente spalleggiato dagli eredi Disney, è la scuola da cui viene Tim Burton. Il loro master in Experimental Animation però mi è sembrato davvero inconsistente. Ho frugato tra gli scaffali della loro cineteca, e i lavori degli studenti sono, appunto, piccoli esperimenti, che non giustificano l’investimento di un master. CalArts è molto più forte nel BFA in Character Animation, per cui gode di buona fama anche tra gli studenti delle altre scuole.
Ho infine trovato la mia Academy of Art University, che si trova in una città bellissima, San Francisco.
In Italia un istituto che gode di un po’ di prestigioso è la sezione animazione della Scuola Nazionale di Cinema, sede Piemonte (ex-centro sperimentale di cinema). A numero chiusissimo (16 posti disponibili), ha il sostegno della RAI.
Ci sono poi la Scuola Internazionale di Comics a Firenze e Roma, più tecnica, e l’ Istituto Europeo di Design a Milano e Torino, che si fa un sacco di pubblicità.
In Europa una delle più ambite è senza dubbio Gobelins – L’Ecole de L’Image a Parigi. Là fanno solo cose amabili! Su loro canale Youtube ci sono tutti i cartoon. Colleghi mi hanno anche parlato del Royal College of Arts a Londra, ma non conosco nessuno che l’abbia fatto, ne ho solo visto i lavori.
I festival di animazione in Italia
Festival importanti in Italia sono Cartoons on the Bay, a Positano in aprile, concentrato sulle produzioni televisive (e sulla compravendita dei diritti sul mercato internazionale); I Castelli Animati a Genzano di Roma (a fine novembre); il mio preferito, il Future Film Festival di Bologna, a gennaio, più incentrato sulle nuove tecnologie, ma anche attento a retrospettive interessanti.
Le mie influenze
Il primo autore che mi ha davvero appassionato è stato sicuramente Bruno Bozzetto, che ho poi avuto il piacere di incontrare ad un festival.
Il suo Allegro non troppo è stata la risposta italiana, più toccante, a Fantasia. Il film Disney, sebbene rivoluzionario per il suo tempo, era prettamente coreografico/musicale, mentre questo di bozzetto mette ironicamente in scena amore, vecchiaia, morte, sessualità, religione… comunica insomma su più fronti.
Di Bozzetto ho studiato fotogramma per fotogramma corti come Grasshoppers, che ripercorre la storia dell’uomo da una distanza quasi oggettiva, o l’altro lungometraggio West and Soda, un esperimento western epico-romantico mai più ritentato in Italia.
Un maestro della caratterizzazione dei personaggi è stato Chuck Jones, animatore degli anni migliori della Warner Bros. E’ lui che ha inventato il ciclo di Road Runner e Wile Coyote, e che ha portato Bugs Bunny, Daffy Duck e gli altri ai loro livelli più alti. What’s Opera, Doc? è il mio preferito, una parodia dell’anello del Nibelungo wagneriano, con un finale metacinematografico. Ho visto i suoi Looney Tunes in pellicola, in lingua originale. A noi sembra che siano stati realizzati quando, da bambini, li vedevamo in TV, ma in realtà sono lavori molto più vecchi, d’anteguerra. A Chuck Jones va il merito di avere reso importante nell’animazione la forte caratterizzazione dei singoli personaggi, dotandoli di una grande comunicatività corporea, e accompagnandoli a un doppiaggio molto incisivo. I risultati si vedono nei tipi psicologici dell’isterico e del nevrotico, condensati nei personaggi di Daffy Duck e Bugs Bunny.
Don Hertzfeldt è un carusazzo californiano. Le sue animazioni sono molto povere da un punto di vista tecnico, omini a bastoncino come gli scarabocchi che i bimbi fanno sui quaderni. Le situazioni in cui fa cacciare i suoi personaggi, però, sono acutissime. Sanginolento, disilluso, cinico e pieno di umorismo nero. Il suo corto più noto s’intitola The Meaning of Life, “Il senso della vita”, ma il più assurdo, che costringo ogni mio amico a vedere, è Rejected, sui cartoon rifiutati dall’emittente TV che li aveva commissionati. Tutti i personaggi muoiono nell’accartocciarsi dei fogli su cui sono disegnati. Quel tipo è proprio un bastardo. Ironia assurda, ma profondamente umana.
Oltre a Bruno Bozzetto, solo un duo di animatori italiani è riuscito ad arrivare alla nomination all’oscar: Emanuele Luzzati e Giulio Giannini, con La gazza ladra e Pulcinella. La tecnica dei loro cartoon è particolare. Si utilizzano una sorta di marionette di carta, ma senza fili, animate con la tecnica detta stop-motion. Sono illustrazioni coloratissime, ritagliate e animate fotografandole su un piano, quindi spostate di poco, e poi fotografate ancora. La sequenza delle immagini darà vita al movimento. E’ la stessa tecnica di South Park, per intenderci, solo che quest’ultimo è disegnato e animato al computer, mentre Luzzati dipingeva coi pastelli su cartoncino. Ho conosciuto anche lui, prima che se ne andasse, ad una conferenza in cui una giornalista americana gli chiese quale software avesse usato per il suo Il flauto magico…
Io voglio bene a Ub Iwerks. Non lo ricorda nessuno, ma lui è il padre di… Mickey Mouse! Proprio così, fu Iwerks, e non il suo socio Disney, a disegnare quella platea di personaggi zoomorfi poi divenuti famosi, come Topolino, Gambadilegno e Clarabella. Aveva la capacità di rendere vivi i disegni, donando ai personaggi quell’aspetto plastico, quella vivacità elastica, che poi dettarono lo stile dei cartoon anni Trenta.
Iwerks abbozzava e disegnava e Disney, che era perlopiù un bravo businessman, si prese tutto il merito, così che i due litigarono. Poi però Disney, che trascorreva ogni istante della sua vita fumando, morì di cancro ai polmoni, e non mangiato dai topi, come ci si sarebbe aspettato.
Aleksandr Petrov è uno dei più grandi artisti viventi, davvero.
Ha vinto un oscar per il suo adattamento de Il vecchio e il mare di Hemingway, meritatamente. Il cartoon è dipinto ad olio su strati di pannelli di vetro sovrapposti. Ogni fotogramma è dunque un quadro. Un lavoro titanico, che però forse ha stabilito un nuovo orizzonte sull’arte dell’animazione. Le animazioni di Petrov sono poesie visive, di una sobrietà romantica intoccabile.
Bill Plympton, compare di Hertzfeldt, è mattissimo. Bravissimo disegnatore (i suoi lavori sono realizzati con matite colorate), gioca molto con il materiale umano, deformando i corpi, aprendo la pelle, rivoltando i personaggi come calzini. Ma è un visionario puro, s’inventa gag impensate, come quelle nel suo 25 modi di smettere di fumare, uno più improbabile dell’altro. Plympton, e la sua follia sfrenata hanno prodotto cartoons come L’emozionante vita di un albero, una soggettiva, appunto, di un albero alle prese con i problemi causatigli dall’uomo.
Poi ci sarebbero anche Jirí Trnka, Len Lye, Norman McLaren, Stephen e Timothy Quay, Caroline Leaf, John Lasseter, Jan Svankmajer, Osamu Tezuka… forse in un altro momento avrò il tempo di scrivere anche di loro.